
Ogni sua nota è emozione, ogni parola cattura, conducendoci per mano nel mondo della riflessione ed è quel bel pensare, come un pizzicotto sulla spalla, che ci rende vivi!
Il concerto di ieri, un concerto d'archi, un' "accozzaglia" di suoni riusciti con maestria,
un discorso mistico tra l'uomo e Dio, un discorso irrisolto tra l'uomo e la morte, arcano mistero, che la vita ci ha cucito addosso...
Il freddo sulla pelle e la sua voce calda, la gente rapita da questo uomo piccolo di statura, ma con una straordinaria presenza scenica, le luci soffuse, delicate, quasi ad accarezzare la notte,
ed io rapita dal flauto della Biagini e dai violini incantati del nostro tempo, che hanno saputo eseguire composizioni eccelse... E così la musica classica s'è sposata alla poesia, resuscitando su quell'anonimo palchetto alcuni dei personaggi più grandi del secolo scorso ... Un concerto davvero originale, un concerto prova ("scommessa" come ha detto lo stesso Vecchioni) riuscito alla grande... Dettaglio, "semplicità e ricercatezza" al tempo stesso ed io ad immergermi nell'irreale, in evanescenti-concrete melodie abbracciate alla notte...
Dopo il concerto, io e Fede (e pochi altri) ci siamo avvicinati al palco, mentre venivano levate le transenne, le luci colorate erano svanite con Vecchioni,
avevo la pelle d'oca, ma questa volta non per il freddo...
Ci siamo inoltrati in un sentiero sterrato fra alberi e panchine bianche, più in là due stand, e poi, finalmente Roberto, un uomo alla mano, umano, meraviglioso: GRANDE ARTISTA DI SEMPRE! Ero così emozionata
che stringendogli la mano sono riuscita solo a balbettargli "E' un onore per me conoscerti", ma lui aveva capito la mia emozione e sorrideva, mentre scriveva l'autografo e sorrideva come nelle foto... Avrei voluto dirgli molto di più, ma già così è stato meraviglioso...
La prossima volta non mi troverà impreparata...
E mentre ritornavamo alla macchina, ero così euforica che volevo correre, nonostante i tacchi alti, correvo presa dall'entusiasmo e da una di quelle piccole emozioni, che inevitabilmente sanno come riempirti il cuore....

superbi, acerbi pensieri,
e stagioni ci sgoccialono addosso,
come quando ci sorprese il temporale...
I ricordi son residui di vita
incastonati nel cuore,
un eterno replay,
e danzano con la leggiadria di azzurre ballerine
su per il velo bianco di tre metri,
fra capelli annodati a finti fiori di zucchero
per le rive di quel fiume,
fra lacrime blasfeme...

soffia una brezza azzurrina,
accarezza salici e querce secolari,
per poi fuggire tra campi dorati di grano,
sotto l'occhio vigile del sole d'agosto...
Ed io tra l'erba
con le ginocchia al mento
contemplo il mio tempo
tra i sussurri del vento
e lo scialacquio continuo d'una sorgente di cristallo...
Il mio principe arriverà,
lo so per certo,
col suo destriero bianco
per quel sentiero di rose
attraverserà la corrente...
I suoi occhi neri riconoscerò
tra il cinguettio degli uccelli,
i suoi occhi neri
per valli, per boschi,
sui gradini della morte,
quando scenderà la notte...
Il mio principe combatterà draghi sputafuoco,
lui verrà a salvarmi
su vulcani e cieli d'ambra
tra le ali d'un gabbiamo...
"Abbracciami, l'orizzonte è così lontano adesso,
abbracciami, lungo il sentiero ho perso
il nastro annodato ai capelli,
c'è silenzio tutt'intorno
e campi di grano
solo per noi..."

seduce i miei sensi,
la tua voce grondante di segreti
mi travolge,
mi spoglia, m'avvolge...
Accendi il mio cuore
col puro fuoco dell'emozione,
scavata nel profondo di quell'amore,
che palpita,
straripa
... fugge via...
E c'è una lacrima
per ogni film romantico,
polvere d'argento
su ogni stella
e c'è una favola
tra spighe di grano,
in quella vecchia casa
lontana dal mondo...
La tua voce in quella cornetta
respira dentro me,
come quella volta
labbra su labbra
a giurarci l'amore...

barcollante sulla riva,
in attesa dell'ultima piuma
d'un gabbiano immacolato,
schizzato d'inchiostro nero
tra le nebbie d'un pensiero...
Afferro i giorni,
facendone ventagli di sogni,
col vestito a fiori
e uno sfacciato scollo
avanzo...
E' il mio incedere lento,
il mio eterno errare senza meta...
Adesso son dama d'altri tempi
senza parrucca,
senza rossetto
si, son dama di un annoiato ottocento
col neo finto
sulla bocca scarlatta,
prigione di vanità
e di una lacrima ancora acerba...
E passo cipria sotto gli occhi,
bambola dei tuoi capricci distorti,
vanitosa,irriverente,
maliziosa, travolgente,
affogata in perverse manie
riflesse nei mille volti di uno specchio in pezzi,
indecente testimone
di quel bacio graffiato alla notte...
al centro del lago,
su uno specchio celeste di cielo...
E rincorro sogni,
fragili farfalle di cristallo
soffiate dal vento
come nuvola,
due labbra soffiano
sulla clessidra del tempo...
Scivola la sabbia
dai pugni chiusi,
scivola e bagna
occhi e lacrime...
Volano farfalle
fragili cristalli
tra le ciglia del vento
e danzano nereidi
su tavoli di legno
tra applausi divertiti
di indecenti gnomi ubriachi...
... nascono versi su fogli bianchi,
e sa di zucchero la scrivania sul lago,
mentre un principe distratto suona il suo flauto magico,
il mio cuore si scioglie in cielo...
scivolato su pensieri
e gambe lucide
- nell'attesa di una carezza vera -
Afferra questo corpo di cera
- piaceri incoffessati della carne -
e portami lontano
dove nessuno mai potrà udirci,
sulle vette più alte del cuore,
si, su quelle vette che arrivano al sole.
Ed orchidee di zucchero
fra capelli d'ebano
ed un sorriso sbagliato
per chi non ci ha creduto,
ma adesso, amore,
io posso sognare
su sbadigli e cenere,
fra le crepe della vita
sgorga ancora acqua cristallina,
fra le pieghe del tuo cuore
mi bagno d'amore e vivo...
Un soffio limpido
sussurrato sulle labbra
con la purezza degli angeli
con lo stupore degli amanti
in questa notte eterna...
- Adesso abbracciami -

e quel sorriso ardente
bruciano ancora sulla pelle...
Oh, com'è dolce un tuo bacio,
sapore di fragola
sulle parole scucite al cuore,
quanta poesia e, le tue dita ad esplorarmi le gambe!
Oh, si
com'è dolce morire così,
tra le braccia d'un sogno smarrito
sulle rive d'un amore proibito,
eterea sorgente di un'illusa felicità...
Domani sboccerà l'aurora
tra le ciglia stanche della notte,
seducente figlia della luna,
unica gemma di cielo che il sole riconosca,
l'unica che col suo barcollante argento
sa svelarne forme e misteri,
mentre un sorriso disarmante
mi sbottona il cuore...

come carta di giornale
e ne tirava fuori emozioni ben confezionate...
Sdrotolava sogni ad ogni alba,
lenzuola su pelle di smeriglio
e rugiada per ogni petalo di cielo..."
Scrissi una poesia un giorno
su un tovagliolo macchiato di sugo,
perchè ci sono momenti
in cui si possono afferrare le parole
ed attribuirgli il giusto significato
tra cicche di sigaretta
e mille figure di fumo...
Ricordo il mare oltre la ferrovia,
che si sporgeva da quel balcone a settembre
e mia zia a raccogliere more,
il suo sorriso fiero come quello di mia madre
gli stessi occhi, la stessa malinconia...
Ho provato ad immaginare
il soffio eterno sui loro visi,
ma il tempo inganna,
inquina gli animi
e le rughe corrodono i giorni...
Se solo avessi potuto fermare il tempo,
se solo avessi saputo...
Conservo quel tovagliolo tra le pagine d'un diario,
ricordo di una fanciullezza sbiadita
e...le risate,
quando ancora potevo inventarmi il mondo,
quando ancora non avevo fatto a pugni con Dio...
quando da bambina giocava sul balcone, senza accorgersi che la vita scappava via...
Quando era triste, Luana si cullava malinconicamente nei ricordi, le piaceva lasciarsi morire così,
annegando nel fitto mare delle nostagie...
Del resto la vita è violenta come un pugno nello stomaco, intensa e selvaggia,
affamata di piaceri, schiava di solitudini, che Luana conosceva bene...
Calpestando onde, cercava conchiglie nei fondali nebulosi, e con dita di salsedine
provava a sistemarsi i capelli, che il vento le agitava in viso... Che spettacolo il mare
a fine autunno! Tra quei detriti la sua anima si scatenava in cielo,
gli occhi all'insù alla ricerca dell'ultimo gabbiano, nell'attesa di una parola non detta...
Aspettava Claus quel pomeriggio, sapeva che avrebbe inventato le solite storie
e che non gli avrebbe creduto, tuttavia, il cuore le batteva forte... era felice di rivederlo
dopo un mese. Si, un interminabile lunghissimo mese di silenzi da quando era fuggita come una ladra,
ma questo meschino vivere ci porta spesso a dei compromessi, e adesso, lei era lì col cuore
in gola, pronta a gettargli nuovamente le braccia al collo, pronta a regalargli ancora una volta
la sua voglia matta... L'amore è così, l'amore quello che fa vibrare, quello vero che fa volare alto, quello lì insomma non si cancella con un colpo di spugna.

aveva percorso quel sentiero bianco,
quante volte da bambina
con la gonna sporca di more
e l'amore tra quelle pietre,
quante l'aveva tenuto per mano,
guardato negli occhi
E gli autunni, gli inverni
volarono via,
quante primavere sognanti
ed estati bionde sulla pelle,
ah, la verde età
come foglia attaccata al ramo,
pronta a cadere da un momento all'altro
e le dita fra le dita,
quanta poesia in un prato...
Ricordando l'estati lucide
dei suoi occhi,
rammentando vecchie fantasie,
adesso si illude di scrivere favole...
Per quei capelli biondi,
per i suoi occhi profondi,
lei avrebbe dato la vita,
perchè non passa giorno
che il suo ricordo non le divori il petto...
Della corona di orchidee appassite
non è rimasto che il profumo
sulle dita intende a cucire la vita,
sulle labbra pronte a pronunciare ancora una volta il suo nome...
oltre la morte, oltre i confini dell'anima...
fu allora che capì d'esser stata usata, d'esser stata solo uno stupido capriccio,
mentre, invece, lei ci aveva investito il cuore... D'improvviso sentì freddo, si portò le
lenzuola sul seno turgido, col fare imbrongiato di una bambina, eppure Claus aveva avanti una
donna, si, la donna che avrebbe rimpianto per il resto dei suoi giorni... ma a quel tempo,
non aveva capito ancora quanto potesse esserci dentro quella donna, quanta poesia, quanto incanto,
Luana piangeva delusa e s'asciugava gli occhi con le dita, tradita da insistenti singhiozzi...
Abbottonò la camicetta in fretta, infilò i jeans e sgattaiolò via dal suo letto, via dal suo cuore...
Non aveva più voce per urlare, nè lacrime da versare, camminava coi pugni in tasca fissando il marciappiede,
mordendosi le labbra per evitare di singhiozzare... Che buffo è l'amore,
ti fa toccare il cielo e poi ti scaravanta a terra con una forza brutale da disintegrarti,
e la vita, la vita poi, ci ride su, puttana perversa senza stimoli nè spina dorsale...
Luana accellerò i suoi passi, non voleva fare tardi, a casa l'aspettavano tutti. Respirò
profondamente, respirò fino a sentirsi i polmoni esplodere, il suo viso scintillava nella
vetrina più lussuosa della città, come una macchia di cioccolata sul vestito bello.
Asciugò nuovamente le lacrime... Adesso, pensava solo a Gaia, la sua piccola aveva bisogno di lei
e armandosi di forza e d'un finto sorriso infilò la chiave nella serratura...
Strinse sua figlia con tutto l'amore che aveva in corpo, le sorrise piangendo: "Amore mio,
non chiedermi nulla, la mamma è qui adesso"
Martin le chiese stupito cosa le fosse successo, ma lei tagliò netto con un "non ho voglia di parlarne..."

ad imporporare dita innocenti
e corvi a dilaniare carni avvizzite
d'un corpo senza vita,
tre giorni col viso nel fango,
di fango i capelli biondi
e occhi color cemento nel vuoto...
La bocca spalancata in un urlo
- ad invocare la morte,
ad implorare perdono -
Non scrivo per te,
crudele manichino dalle mille facce,
non scrivo di te,
Satana scese nell'Ade
in quel tempo dimenticato da Dio...
Io vivo nel mio limbo,
sospesa come un Buddha mutilato,
tra scheletri di gesso
e finti spiragli di cielo...
Ho perso il blocchetto delle penitenze,
quello in cui annotavo i peccati,
quello in cui scrissi
di quando sparai in bocca alla vita...
LeonildeV
alle 23:41 |permalink|poesia, deliri, sussurri, decadence, solitudini, l€ØñilĐ€, cristalli rotti, macabre sinfonie
|
commenti (3)

ciglia di zucchero,
viso di cera
e lacrime turchine
su guance appassite...
All'ombra d'un palcoscenico,
all'ombra di risate forzate,
all'ombra i tuoi occhi luccicano,
ma quando la vita scopre il sipario
e ballerine danzano all'unisono
con la leggiadria di mille farfalle in volo,
chiudi i cancelli dell'anima
tra lacrime e fili d'erba,
per indossare nuovamente
la crudele maschera dell'ironia
nell'assurda commedia della vita...
Lascia le ciglia al vento,
come ogni tuo pensiero,
come ogni tormento,
sulla punta della luna
o dovunque tu voglia
ci sarà sempre un posto in cui rifugiarsi,
ci sarà una casa tra i flutti del mare,
Donna Felicità abita là,
Donna Felicità ti aprirà la porta
... un giorno... forse...
L€ØñILĐ€ |
Sarò per te il sogno più selvaggio, un diafano miraggio... Sarò la luna luminosa e impalpabile, sarò l'estate, primavere sulla pelle, sapore di ciliegie... Sarò il mare in cui ti rifletterai e dolcemente annegherai, cullato da cerulee onde... Una bianca sirena, che saprà incantarti col suo canto stregato e incatenarti a sè, intrecciando nere ciocche lungo il tuo corpo, prigioniero... Sarò notti interminabili adesso che non sono più qui...
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